S1463

Castiglione di Sicilia

Prov. Catania; Alt. 621 m; Sup. 120,41 km2; Ab. 3.650
Municipio
: Piazza Lauria n. 1, tel. +39 0942 980211
Sito internet del Comune


Notizie generali.
Situato su un colle roccioso che domina la valle del fiume Alcàntara, Castiglione di Sicilia si distingue per la ricca produzione vini DOC e IGP dell’Etna, ortaggi, nocciole, agrumi e ottimo olio di oliva. Fiorente è l'allevamento di caprini e suini e la produzione di formaggi e salumi tipici. Nel settore dell'artigianato caratteristica è la realizzazione di splendidi arazzi, ricami, dolci di mandorle e di nocciole. Il nome "Castiglione" deriva dal latino Castrum Leonis che significa "Castello del Leone" poichè nella zona più alta del paese vi è una rupe detta Leone. Il primo nucleo abitato fu fondato nel 403 a.C. da parte di esuli della città di Naxos qui rifugiatisi dopo la distruzione della loro città da parte di Dionisio I di Siracusa. In epoca araba la cittadina fu trasformata in una fortezza e sotto le dinastie normanna e sveva divenne città regia. Nel 1283 divenne feudo del signore Ruggero di Lauria, quindi passò al nobile Bartolomeo Gioeni e a tale casato rimase sino al 1655, anno dell'abolizione del regime feudale. Di notevole interesse architettonico sono la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo edificata nel 1105, la Chiesa di S. Domenica, di tipico stile bizantino, e la Chiesa di S. Antonio Abate con una splendida cupola bizantina che conserva un altare in marmo policromo. Rilevanti sono pure il Castel Leone di epoca normanna e i resti di un maestoso ponte arabo in cui si rintracciano elementi medioevali. (Cinzia Bonaventura)

Alcune notizie citate nella Guida alla Sicilia jacopea.
La confraternita di S. Giacomo, ancora attiva a Castiglione di Sicilia, è tra le più antiche associazioni laicali jacopee dell’isola. Essa, infatti, esisteva già nel 1459, anno in cui pagava le decime apostoliche alla Chiesa di Roma. … La chiesa di S. Giacomo era una domus disciplinae, cioè un luogo sacro in cui i confrati praticavano la penitenza corporale percuotendosi con la disciplina, ossia con il flagello, per espiare i loro peccati. Il rigore che vigeva all'interno di questa confraternita si è mantenuto inalterato fino a 50 anni fa quando i confrati praticavano la penitenza della pietra al collo ('a petra o coddu). Si tratta di una pietra lavica del peso di 8 chilogrammi in cui è praticato un foro per fare scorrere una corda.